1. Mentre le immagini del bombardamento della striscia di Gaeta e i carrarmati schierati al confine infiammano il dibattito sul conflitto sabino-laziale, cerchiamo di sintetizzare, limitandoci all’esposizione dei fatti, la storia di una guerra che dal 1947 insanguina una regione conosciuta fino ad allora come Lazio.
Una storia di odio fra due popoli che non si riconoscono. Per i sabini non esiste il Lazio e non esistono i laziali, ma solo quelli che con disprezzo vengono chiamati italiani. Per i laziali e gli altri Stati italiani non esiste la Sabina ma solo quella che viene bollata come entità burina.
Furono le Nazioni Unite, nel novembre del 1947, a riconoscere il diritto dei sabini di avere un proprio Stato in quella terra dove i romani li sconfissero e li cacciarono oltre duemila anni prima (vedi Ratto delle Sabine e guerre romano-sabine).
I sabini, già dalla fine dell’Ottocento, avevano fatto ritorno nel Lazio in numero sempre crescente. Un ritorno fomentato dal Sabinismo, movimento ispirato dal giornalista e pensatore Claudio Tiburtino, che auspicava la fondazione di uno Stato sabino. Non senza attriti con la popolazione laziale, dalle poche migliaia dei primi anni del Novecento i sabini reinsediati nella regione erano diventati mezzo milione alla fine della seconda guerra mondiale.
L’Onu decise di creare due Stati: uno sabino, che comprendeva il 56% del territorio e con una popolazione di mezzo milione di sabini e mezzo milione di laziali; e uno laziale, esteso sul 42% del territorio, con una popolazione di ottocentomila laziali e poche migliaia di sabini. Il rimanente 2% era l’area di Roma, città santa per le tre religioni (sabina, laziale e cattolica), sarebbe diventata una zona separata sotto l’amministrazione dell’Onu.
Ai laziali l’Onu assegna l’intera provincia di Rieti; parte della provincia di Roma con confine occidentale a Monterotondo-Tivoli; parte della provincia di Frosinone con confine meridionale ad Alatri. Questa zona viene chiamata Cismolise. Più due exclavi: la striscia di Gaeta, che inizialmente arrivava fino a Terracina, e parte della provincia di Viterbo comprendente Vetralla, Montalto di Castro e Tarquinia.
Fu subito guerra: il primo conflitto italo-sabino del 1948-49. Nel maggio 1948 gli eserciti di Campania, Abruzzo, Toscana, Molise e Puglia decidono di attaccare i sabini. Vinsero i sabini, annettendosi l’intera exclave laziale nel Viterbese e avanzando nel Cismolise, in particolare nelle province di Roma e Frosinone. La striscia di Gaeta fu occupata dalla Campania. Oltre 700 mila profughi italo-laziali dovettero abbandonare le zone occupate dai sabini.
Nel 1956 scoppiò la seconda guerra italo-sabina. Lo Stato sabino, preoccupato per il riarmo della Campania, decise per un attacco preventivo che lo portò ad annettersi tutta la striscia di Gaeta e la parte pianeggiante della provincia di Caserta fino ad Aversa.
Nel 1967 ci fu un terzo conflitto, detto “la guerra dei sei giorni“. Fu una fulminea offensiva dei sabini, preoccupati perché Abruzzo, Campania e Molise stavano ammassando truppe lungo i confini. In pochi giorni sconfissero gli eserciti di tre Stati, occupando la città di Roma e parte dell’hinterland. E non riconoscendo pieni diritti di cittadinanza ai laziali residenti in quelle zone.
La guerra del Carmelo (correva l’anno: 1973). Nel giorno più sacro per i sabini, quello della processione per la Madonna del Carmelo di Montegrottone, Campania e Abruzzo attaccano Sabina. Inizialmente hanno la meglio, poi prevalgono ancora una volta le forze sabine.
Gli accordi di Campo Imperatore (correva l’anno: 1978). Con la benedizione dell’allora presidente Usa Jimmy Carter, a Campo Imperatore viene stipulato uno storico accordo fra sabini e campani. La Sabinia si impegna a restituire alla Campania la zona occupata nella provincia di Caserta. In cambio la Campania, primo Stato italiano a farlo, riconosce lo stato sabino.
Negli 1978, nel 1982 e nel 2006 la Sabinia entrò tre volte in guerra con la Toscana. Nel frattempo il processo di pace fra sabini e laziali fa un nuovo passo in avanti con gli accordi di Osimo (correva l’anno: 1993) che stabilivano la nascita dell’Autorità Nazionale Prenestina, organo di autogoverno dello stato laziale, e un progressivo ritiro dei sabini dalla striscia di Gaeta e dal Cismolise, divisi in zone A (pieno controllo laziale), B (controllo militare sabina e civile laziale) e C (pieno controllo sabino).
Rinviamo ad altra sede il racconto della prima rivolta laziale (1987-1983), della seconda (2000) e della terza (2007-2008), così come la nascita nel 1987 degli Irriducibili, costola laziale dei Fratelli Italiani, e le spaccature interne fra Olp (Organizzazione per la Liberazione della Prenestina) e Irriducibili.
Basti sapere che dal 2005 Sabinia ha deciso il ritiro completo dalla Striscia di Gaeta. E che dal 2002 è iniziata la costruzione del muro, detto “Barriera di separazione sabina“, che ingloba quasi la totalità delle colonie sabine e dei pozzi d’acqua. In alcuni punti il muro è 28 km più avanti rispetto alla Linea Verde che dovrebbe garantire il confine del Cismolise, fra le proteste dei laziali.
Il resto è storia di oggi. Sabinia controlla quasi tutto il Cismolise. L’Autorità Nazionale Prenestina non conta nulla. Gli Irriducibili sono asserragliati nella trappola per topi della Striscia di Gaeta. Dove l’esercito sabino bombarda i porti di Gaeta e Formia e presidia il valico di Minturno, colpendo tutti i tunnel dei rifornimenti e del contrabbando che collegano la Striscia con l’Agro Casertano.

    Mentre le immagini del bombardamento della striscia di Gaeta e i carrarmati schierati al confine infiammano il dibattito sul conflitto sabino-laziale, cerchiamo di sintetizzare, limitandoci all’esposizione dei fatti, la storia di una guerra che dal 1947 insanguina una regione conosciuta fino ad allora come Lazio.

    Una storia di odio fra due popoli che non si riconoscono. Per i sabini non esiste il Lazio e non esistono i laziali, ma solo quelli che con disprezzo vengono chiamati italiani. Per i laziali e gli altri Stati italiani non esiste la Sabina ma solo quella che viene bollata come entità burina.

    Furono le Nazioni Unite, nel novembre del 1947, a riconoscere il diritto dei sabini di avere un proprio Stato in quella terra dove i romani li sconfissero e li cacciarono oltre duemila anni prima (vedi Ratto delle Sabine e guerre romano-sabine).

    I sabini, già dalla fine dell’Ottocento, avevano fatto ritorno nel Lazio in numero sempre crescente. Un ritorno fomentato dal Sabinismo, movimento ispirato dal giornalista e pensatore Claudio Tiburtino, che auspicava la fondazione di uno Stato sabino. Non senza attriti con la popolazione laziale, dalle poche migliaia dei primi anni del Novecento i sabini reinsediati nella regione erano diventati mezzo milione alla fine della seconda guerra mondiale.

    L’Onu decise di creare due Stati: uno sabino, che comprendeva il 56% del territorio e con una popolazione di mezzo milione di sabini e mezzo milione di laziali; e uno laziale, esteso sul 42% del territorio, con una popolazione di ottocentomila laziali e poche migliaia di sabini. Il rimanente 2% era l’area di Roma, città santa per le tre religioni (sabina, laziale e cattolica), sarebbe diventata una zona separata sotto l’amministrazione dell’Onu.

    Ai laziali l’Onu assegna l’intera provincia di Rieti; parte della provincia di Roma con confine occidentale a Monterotondo-Tivoli; parte della provincia di Frosinone con confine meridionale ad Alatri. Questa zona viene chiamata Cismolise. Più due exclavi: la striscia di Gaeta, che inizialmente arrivava fino a Terracina, e parte della provincia di Viterbo comprendente Vetralla, Montalto di Castro e Tarquinia.

    Fu subito guerra: il primo conflitto italo-sabino del 1948-49. Nel maggio 1948 gli eserciti di Campania, Abruzzo, Toscana, Molise e Puglia decidono di attaccare i sabini. Vinsero i sabini, annettendosi l’intera exclave laziale nel Viterbese e avanzando nel Cismolise, in particolare nelle province di Roma e Frosinone. La striscia di Gaeta fu occupata dalla Campania. Oltre 700 mila profughi italo-laziali dovettero abbandonare le zone occupate dai sabini.

    Nel 1956 scoppiò la seconda guerra italo-sabina. Lo Stato sabino, preoccupato per il riarmo della Campania, decise per un attacco preventivo che lo portò ad annettersi tutta la striscia di Gaeta e la parte pianeggiante della provincia di Caserta fino ad Aversa.

    Nel 1967 ci fu un terzo conflitto, detto “la guerra dei sei giorni“. Fu una fulminea offensiva dei sabini, preoccupati perché Abruzzo, Campania e Molise stavano ammassando truppe lungo i confini. In pochi giorni sconfissero gli eserciti di tre Stati, occupando la città di Roma e parte dell’hinterland. E non riconoscendo pieni diritti di cittadinanza ai laziali residenti in quelle zone.

    La guerra del Carmelo (correva l’anno: 1973). Nel giorno più sacro per i sabini, quello della processione per la Madonna del Carmelo di Montegrottone, Campania e Abruzzo attaccano Sabina. Inizialmente hanno la meglio, poi prevalgono ancora una volta le forze sabine.

    Gli accordi di Campo Imperatore (correva l’anno: 1978). Con la benedizione dell’allora presidente Usa Jimmy Carter, a Campo Imperatore viene stipulato uno storico accordo fra sabini e campani. La Sabinia si impegna a restituire alla Campania la zona occupata nella provincia di Caserta. In cambio la Campania, primo Stato italiano a farlo, riconosce lo stato sabino.

    Negli 1978, nel 1982 e nel 2006 la Sabinia entrò tre volte in guerra con la Toscana. Nel frattempo il processo di pace fra sabini e laziali fa un nuovo passo in avanti con gli accordi di Osimo (correva l’anno: 1993) che stabilivano la nascita dell’Autorità Nazionale Prenestina, organo di autogoverno dello stato laziale, e un progressivo ritiro dei sabini dalla striscia di Gaeta e dal Cismolise, divisi in zone A (pieno controllo laziale), B (controllo militare sabina e civile laziale) e C (pieno controllo sabino).

    Rinviamo ad altra sede il racconto della prima rivolta laziale (1987-1983), della seconda (2000) e della terza (2007-2008), così come la nascita nel 1987 degli Irriducibili, costola laziale dei Fratelli Italiani, e le spaccature interne fra Olp (Organizzazione per la Liberazione della Prenestina) e Irriducibili.

    Basti sapere che dal 2005 Sabinia ha deciso il ritiro completo dalla Striscia di Gaeta. E che dal 2002 è iniziata la costruzione del muro, detto “Barriera di separazione sabina“, che ingloba quasi la totalità delle colonie sabine e dei pozzi d’acqua. In alcuni punti il muro è 28 km più avanti rispetto alla Linea Verde che dovrebbe garantire il confine del Cismolise, fra le proteste dei laziali.

    Il resto è storia di oggi. Sabinia controlla quasi tutto il Cismolise. L’Autorità Nazionale Prenestina non conta nulla. Gli Irriducibili sono asserragliati nella trappola per topi della Striscia di Gaeta. Dove l’esercito sabino bombarda i porti di Gaeta e Formia e presidia il valico di Minturno, colpendo tutti i tunnel dei rifornimenti e del contrabbando che collegano la Striscia con l’Agro Casertano.

  2. Dal selfie secondo Matteo

    Dal selfie secondo Matteo

  3. Magari, da una prospettiva leggermente più chiara, riuscite ad ammirare meglio il bel mondiale di merda dei bianchissimi Thiago Motta e Cassano, ad esempio.

    Magari, da una prospettiva leggermente più chiara, riuscite ad ammirare meglio il bel mondiale di merda dei bianchissimi Thiago Motta e Cassano, ad esempio.

    balotelli

  4. E che non si dica che la nostra satira non è irriverente.

    E che non si dica che la nostra satira non è irriverente.

  5. L’intervista del cattivello Mannarino

    Di buon mattino abbiamo sbattuto il naso, ancora indolenzito dall’iperattivi

    tà aspiratoria della notte, contro l’intervista post-arresto-pre-iniziodeltour di Mannarino, rovinandoci irrimediabilmente la giornata. A prescindere dal risultato di Italia – Uruguay. Vogliamo rovinarla anche a voi.

    Buon divertimento http://www.frankezze.it/nanni-nostri/lintervista-cattivello-mannarino/

  6. ACLAP
All Cops Applaudono

    ACLAP

    All Cops Applaudono

  7. Contro la canonizzazione di Pier Paolo Pasolini a Santo Patrono della Celere.

    Contro la canonizzazione di Pier Paolo Pasolini a Santo Patrono della Celere.

  8. 

Un tenerissimo film che spaccherà il cuore ma anche molti culi. Un buon San Valentino a tutti, specialmente ad Enrichetto e Matteuccio.

http://www.frankezze.it/sbavature/amore-damare-3-speciale-san-valentino/
    Un tenerissimo film che spaccherà il cuore ma anche molti culi. 

    Un buon San Valentino a tutti, specialmente ad Enrichetto e Matteuccio.
  9. No, non tifavamo asteroide Friedman

    Considerazioni a caldo sulle affinità-divergenze fra il compagno Matteo e noi nel “day before” della marcia su Roma.

    C’era chi tifava asteroide, un asteroide che cancellasse il governo Letta. Quell’asteroide è arrivato.
    Il ragionier Filini era stato chiaro: “Friedman non è un nome di cane!”
    Ma non sapeva che Friedman, Alan Friedman, può essere un nome di asteroide.

    Cos’è successo nel Paese, per far cambiare improvvisamente idea agli uomini di“smisurata ambizione”?
    C’è stato uno sciopero generale, una sommossa, un attentato, una catastrofe, un rigore negato alla Fiorentina?
    Di sicuro non c’è stato un voto parlamentare.
    Questa crisi di governo è extraparlamentare. Ma non nel senso che avremmo voluto noi, che tifavamo asteroide.

    E quindi quale epifania ha illuminato il Pd, i grandi giornali, i twittatori compulsivi e i costruttori di opinione pubblica in genere
    sulla natura democristiana e immobilista del governo Letta?
    Una natura oppiacea e sedativa che era ben chiara già il 28 aprile, il 2 ottobre e poi ancora l’8 dicembre scorsi.

    Non c’è stata nessuna epifania. Non è successo niente.

    È successo che il giornalista americano Alan Friedman ha scritto un libro.
    In quel libro si scopre che addirittura, qualche mese prima di dargli l’incarico nel novembre 2011, Giorgio Napolitano ha “sondato” Mario Monti.
    Però. Che scoop.
    Il Financial Times, da sempre voce della City, pubblica questo grande scoop in prima pagina.
    Il Corriere della Sera, da sempre buca delle lettere per i messaggi importanti da far arrivare a chi governa l’Italia (vedi lettera della Bce)
    pubblica questo grande scoop in prima pagina.
    Napolitano – leggendario marconista della leva miglioristica della classe ’25 – drizza le antenne, capta il segnale e convoca subito Renzi.
    La direzione Pd manda in soffitta Letta.
    Tutto quello che resisteva da mesi e sembrava dovesse durare anni frana in pochi giorni.

    “Dopo il boato assordante, con le orecchie che fischiavano, sentivamo ancora quella musica.
 Dove fino a un istante prima si trovava Enrico Letta, capo del governo di larghe intese, si apriva una spaventosa voragine. Dall’enorme cratere si levavano nubi di fumo nero”.

    Era l’asteroide Friedman. Chi ce l’ha mandato? Chi c’è dietro la “smisurata”strategia dell’ambizione?
    Una cosa è sicura: l’asteroide Friedman ci ha portato il governo Renzi.
    Roba da rimpiagere Letta. Roba da confessare che “tifiamo immobilismo”.
    Roba da andare in piazza del Gesù ad accendere un cero ad Andreotti. A Cirino Pomicino. A Francone Evangelisti, cristo.
    Roba che “moriremo democristiani” da oggi diventerà una speranza.